Quante volte ci è capitato di assistere a questa scena: un foglio accartocciato con rabbia, un pianto improvviso di fronte a una torre di costruzioni crollata, o un secco e definitivo “Non lo so fare! Fai tu che sei più brava!”. Come genitori, di fronte alla frustrazione dei nostri bambini, sentiamo spesso una stretta al cuore. Vorremmo proteggerli da quel senso di inadeguatezza, vorremmo dire loro che sono meravigliosi così come sono e che non devono per forza essere i migliori in tutto.
Eppure, le parole a volte sembrano rimbalzare contro il muro della loro delusione. È proprio in questi momenti, quando la logica e le rassicurazioni adulte faticano a fare breccia, che le storie ci vengono in soccorso. Le metafore visive e narrative hanno il potere di aggirare le difese dei bambini, parlando direttamente alle loro emozioni in modo sicuro e protetto.
Oggi voglio parlarvi di uno strumento dolcissimo che ho avuto modo di esplorare e che trovo prezioso sia nella stanza di terapia che sul divano di casa: C’era una volta la scopa della strega. Si tratta di un albo illustrato a colori, pubblicato nel 2023 e nato dalla penna e dai pennelli di Beatrice Blue.

La fatica di sentirsi “meno bravi” degli altri
La fascia d’età che va dai 4 agli 8 anni è un periodo di scoperte incredibili, ma anche di nuove, grandi fatiche emotive. È il momento in cui i bambini iniziano a guardarsi intorno con occhi diversi. Non sono più concentrati solo su se stessi, ma cominciano a paragonare le proprie abilità a quelle dei coetanei, dei fratelli maggiori o persino degli adulti.
È in questa fase che nasce il germe del confronto: “Lui corre più veloce di me”, “Il suo disegno è più bello del mio”, “Io non riesco a leggere bene come lei”. Questa consapevolezza, sebbene sia una tappa fondamentale dello sviluppo cognitivo e sociale, porta spesso con sé la paura del giudizio e il timore di fallire.
La storia di questo albo ci porta esattamente qui. La protagonista è una bambina, una piccola strega, che si scontra con una convinzione dolorosa e limitante: crede di non essere abbastanza capace e che gli altri siano inevitabilmente migliori di lei. Le altre streghe sembrano volare altissimo, fare magie perfette, muoversi nel mondo con una sicurezza che a lei manca del tutto.
Il coraggio di provare (anche se le gambe tremano)
Ciò che rende questo libro un alleato prezioso non è la promessa di una soluzione magica in cui la protagonista improvvisamente diventa la più brava di tutti. Al contrario, la narrazione ci accompagna dolcemente verso una consapevolezza molto più realistica e rassicurante: ognuno di noi può provare a fare qualcosa, anche se ha una paura terribile di sbagliare.
La piccola strega scopre che si può tentare, cadere, rialzarsi e riprovare. E soprattutto, scopre una verità fondamentale che noi adulti spesso dimentichiamo di trasmettere: non dobbiamo per forza riuscire in tutto. Magari non saremo i più veloci a volare o i più precisi a fare un incantesimo, ma sicuramente c’è qualcosa in cui possiamo riuscire, a modo nostro, con i nostri tempi e le nostre peculiarità.
I punti forti di questo albo sono evidenti fin dalla prima pagina. Da un lato ci sono i disegni: le illustrazioni sono calde, espressive, capaci di catturare lo sguardo del bambino e di trasmettere visivamente il passaggio dalla tristezza dell’inadeguatezza alla gioia della scoperta personale. Dall’altro c’è la storia stessa, che destruttura il mito della perfezione. Aiuta i bambini a comprendere che sbagliare non è un difetto irreparabile, ma una parte normale del processo di apprendimento.
Leggerlo insieme: spunti per la quotidianità
Come possiamo usare questo libro nella vita di tutti i giorni? Vi suggerisco di non leggerlo nel momento esatto in cui il bambino è in preda alla crisi di frustrazione. Quando la rabbia per un errore è accesa, il cervello emotivo è in fiamme e non c’è spazio per l’ascolto.
Scegliete invece un momento di calma. Il classico momento della buonanotte o un pomeriggio tranquillo sul tappeto. Mentre sfogliate le 40 pagine di questa storia, soffermatevi sulle espressioni della protagonista. Potete fare delle pause e chiedere, con tono leggero e curioso: “Guarda come sembra triste qui… ti è mai capitato di sentirti così, come se gli altri sapessero fare tutto e tu no?”.
Condividete anche le vostre esperienze. Un bambino si sente enormemente sollevato quando scopre che anche la sua mamma o il suo papà a volte hanno paura di non farcela. Potete dire: “Sai, anche io quando ho dovuto imparare a guidare la macchina avevo tantissima paura di sbagliare. Poi ho provato, ho fatto un po’ di pasticci all’inizio, ma piano piano ho trovato il mio modo”.
Quando questo libro mostra i suoi limiti
Come ogni strumento, anche questo albo ha i suoi confini. Non è adatto a bambini troppo piccoli: sotto i 4 anni, la metafora del confronto sociale e dell’inadeguatezza risulta ancora troppo astratta. I più piccini apprezzeranno sicuramente i colori e la magia, ma il messaggio profondo rischia di sfuggire.
Inoltre, è importante ricordare che un libro è un attivatore di riflessioni, non una terapia. Se un bambino mostra un’ansia da prestazione invalidante, un perfezionismo rigido che gli impedisce sistematicamente di giocare o di mettersi alla prova, la lettura condivisa è un ottimo punto di partenza, ma potrebbe essere utile approfondire la situazione con un professionista per capire cosa si nasconde dietro quel bisogno di controllo assoluto.
Infine, il libro richiede la mediazione dell’adulto. Lasciato solo nelle mani del bambino, rischia di essere sfogliato velocemente. È la vostra voce, la vostra intonazione e la vostra capacità di fare da ponte tra la storia e la vita reale a renderlo davvero trasformativo.
A chi lo consiglio
Consiglio caldamente C’era una volta la scopa della strega ai genitori che desiderano avere uno strumento delicato per parlare di emozioni difficili come la frustrazione e la paura di fallire. È un’ottima risorsa anche per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e dei primi anni della primaria: letto in circle time, può aprire bellissime conversazioni di gruppo su come ci si sente quando si impara qualcosa di nuovo.
Naturalmente, lo ritengo un albo molto utile anche per noi colleghi psicologi ed educatori, da tenere a portata di mano nello studio per facilitare l’espressione emotiva nei bambini che tendono a svalutarsi.
Un piccolo passo pratico per oggi
La consapevolezza che portiamo a casa da questa lettura è che il nostro valore non si misura dall’assenza di errori, ma dal coraggio di provarci nonostante la paura.
Il piccolo passo pratico che vi propongo di fare oggi è questo: provate a celebrare un “bellissimo errore”. Quando il vostro bambino sbaglia qualcosa (rovescia un po’ d’acqua, colora fuori dai bordi, sbaglia una parola leggendo), invece di correggere subito o minimizzare, accogliete l’errore con un sorriso. Ditegli: “Wow, hai fatto un tentativo! È così che si impara. Cosa possiamo fare di diverso la prossima volta?”. Mostrategli che l’errore non è un mostro da nascondere, ma un gradino su cui salire.
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