Io fuori, io dentro

Quante volte ci fermiamo a osservare i nostri bambini, magari durante un momento di crisi, e ci sentiamo completamente spiazzati? Vediamo braccia incrociate, sguardi bassi, bronci impenetrabili o, al contrario, urla, lanci di oggetti e gesti di stizza. In quei momenti, come genitori, la nostra attenzione viene inevitabilmente catturata dal comportamento. Vediamo quello che succede “fuori”. È la reazione più naturale del mondo: cerchiamo di arginare il sintomo, di riportare la calma nella stanza.

Eppure, sappiamo bene che quel comportamento è solo la punta di un iceberg. Sotto la superficie dell’acqua, nel “dentro” dei nostri bambini, c’è un mondo in subbuglio fatto di paure, frustrazioni, stanchezza o semplice confusione. Il difficile, per loro che sono così piccoli e in piena fase di sviluppo cognitivo ed emotivo, è proprio unire questi due mondi. Dare una forma, un colore e un nome a quella tempesta interiore per poterla comunicare a chi sta loro vicino, senza dover necessariamente passare per l’agito fisico.

Nel mio lavoro di psicoterapeuta, e prima ancora nella mia quotidianità di mamma, cerco sempre strumenti pratici che possano fare da ponte. Libri che non abbiano la pretesa di insegnare una lezione noiosa o di fare la predica, ma che offrano uno specchio in cui i bambini possano riconoscersi con naturalezza. Io fuori io dentro, scritto da Cosetta Zanotti, è esattamente uno di questi piccoli alleati silenziosi che amo tenere a portata di mano.

Il ponte tra ciò che si vede e ciò che si sente

Il punto di forza assoluto di questo albo illustrato è la sua disarmante immediatezza. Non ci sono giri di parole complicati, non ci sono trame intricate da seguire o morali calate dall’alto. Il libro gioca interamente su un contrasto visivo ed emotivo che i bambini colgono all’istante: cosa mostro al mondo e cosa sento davvero nella mia pancia o nel mio cuore.

Ecco qualche esempio, qui sotto:

Le illustrazioni fanno la maggior parte del lavoro, accompagnate da pochissimo testo. E per la fascia d’età a cui si rivolge, dai 3 ai 7 anni circa, questa essenzialità è un pregio enorme. I bambini piccoli non hanno bisogno di lunghe spiegazioni razionali quando sono in balia di un’emozione intensa; hanno bisogno di immagini chiare, di metafore visive che diano un senso tangibile a ciò che provano. Vedere che un’emozione ha un “fuori” e un “dentro” li aiuta a normalizzare il loro vissuto, facendoli sentire compresi e meno sbagliati.

Come usare questo libro a casa, a scuola e in terapia

Come possiamo usare questo libro nella vita di tutti i giorni per favorire l’intelligenza emotiva dei nostri figli? A casa, la regola d’oro è sempre la stessa: il momento migliore per sfogliarlo non è mai durante la “tempesta”. Quando il bambino è arrabbiato, triste o spaventato, il suo cervello emotivo è al comando e non c’è spazio per la riflessione o per la lettura. Scegliamo invece un momento di calma e di connessione, magari accoccolati sul divano prima della nanna, o in un tranquillo pomeriggio di pioggia.

Leggiamolo insieme, guardiamo le figure e poi, con molta delicatezza, proviamo a calare la storia nella nostra realtà quotidiana. Possiamo fare noi il primo passo, mettendoci in gioco: “Sai, anche a me a volte capita di sorridere fuori, ma di sentirmi un po’ triste o preoccupata dentro. A te succede mai di fare la faccia dura fuori, ma di avere un po’ di paura dentro?”. È un modo dolce per normalizzare le emozioni, per far capire loro che tutti, anche la mamma e il papà, hanno un mondo interiore nascosto.

A scuola, per gli educatori e le maestre della scuola dell’infanzia o del primo anno della primaria, questo libro è un ottimo spunto per il circle time. Si può leggere una pagina e poi chiedere ai bambini di disegnare il loro “dentro” quando provano una certa emozione, creando un vocabolario visivo di classe.

Nel mio studio di psicoterapia, lo utilizzo spessissimo come rompighiaccio con i bambini che faticano a verbalizzare i propri stati d’animo, magari perché molto timidi o chiusi. Diventa un gioco pratico: prendiamo un grande foglio di carta, disegniamo la sagoma del corpo del bambino e ci chiediamo: “Oggi cosa ci mettiamo fuori? Che faccia disegniamo? E cosa ci nascondiamo dentro? Un sole, una nuvola, un vulcano?”. È un esercizio di consapevolezza emotiva potentissimo, fatto con la leggerezza rassicurante del gioco.

I limiti: quando non è la scelta giusta

Come ogni strumento, però, anche Io fuori io dentro ha i suoi limiti, ed è giusto esserne consapevoli prima di sceglierlo per la propria libreria. Se c’è un difetto che mi sento di sottolineare con onestà, è che forse è un po’ troppo breve. L’idea di base è talmente bella, utile e centrata che, arrivati all’ultima pagina, si ha la sensazione che manchi qualcosa. Ci stavano benissimo altri esempi, altre sfumature emotive da esplorare insieme.

Le situazioni presentate sono molto basilari e il libro finisce in fretta. Per questo motivo, non è il libro adatto se state cercando una storia articolata, un’avventura narrativa che tenga incollati i bambini per molto tempo, o un manuale dettagliato sulle emozioni. Inoltre, dai 7-8 anni in su, la struttura così scarna e il pochissimo testo potrebbero risultare eccessivamente infantili, non rispondendo al bisogno dei bambini più grandi di esplorare la complessità dei sentimenti in modo più verbale e sfaccettato.

A chi lo consiglio di cuore

Alla luce di tutto questo, a chi lo consiglio? Lo consiglio caldamente ai genitori di bambini in età prescolare e del primo ciclo delle elementari (3-7 anni), che cercano un punto di partenza semplice, non giudicante e molto visivo per iniziare a parlare di emozioni in casa.

Lo consiglio agli educatori e agli insegnanti che vogliono uno strumento diretto per avviare laboratori sulle emozioni o per gestire i momenti di conflitto in classe, aiutando i bambini a guardare oltre il comportamento del compagno. E lo consiglio ai colleghi terapeuti, perché nella sua semplicità offre un gancio clinico immediato per lavorare sull’alfabetizzazione emotiva fin dai primissimi incontri.

Imparare a nominare ciò che si muove dentro di noi è un viaggio lungo, che richiede pazienza e che dura, in fondo, tutta la vita. Non possiamo pretendere che i nostri bambini lo imparino da un giorno all’altro, né che un libro risolva magicamente i capricci, le urla o le crisi di pianto. Ma possiamo fornire loro un vocabolario, fatto di parole e di immagini, per aiutarli a sentirsi meno soli e meno spaventati di fronte alla potenza delle loro stesse emozioni.

Il piccolo passo pratico che vi invito a fare oggi è questo: la prossima volta che il vostro bambino mette in atto un comportamento difficile da gestire, prima di reagire d’impulso al suo “fuori”, fate un respiro profondo e provate a chiedervi silenziosamente: “Cosa sta succedendo nel suo dentro in questo momento?”. A volte, basta solo cambiare prospettiva per ritrovare la calma e la connessione necessaria per aiutarli.

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